Così gli chef stranieri conquistano l’Italia

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La legione straniera d’Italia non imbraccia fucili ma pentole! Non combatte al fronte ma di fronte ai fornelli. Ha un esercito di tedeschi, francesi, belgi, giapponesi e colombiani, tutti chef naturalmente. Come fanno a capirsi tutti quanti insieme? Facile, parlano la lingua della cucina; quella d’eccellenza, naturalmente. É in costante crescita il team di cuochi stranieri che in Italia hanno trovato la loro secondo casa, mietendo successi uno dietro l’altro e conquistando altissimi riconoscimenti nel nostro Paese.
Il primo ad aver portato il proprio bagaglio culinario è stato lo chef francese Georges Cogny quando, nel 1965, approda, per ragioni di cuore, sui colli piacentini dove impartisce lezioni sulla Nouvelle Cousine.
Sempre per seguire il proprio cuore, Annie Feolde lascia la Francia per l’Italia per seguire un giovane amore che nel 1972 faceva il sommelier: da questo amore “professionale” e non solo, in quello stesso anno nasce il loro progetto di Enoteca Pinchiorri, probabilmente il ristorante italiano più famoso nel mondo.
Passano gli anni e gli chef stranieri in Italia aumentano sempre di più. É la volta nel 1987 del bretone Philippe Lèveillè che dal 1994 è il maestro di cucina del Miramonti l’Altro di Concesio, in provincia di Brescia, dove ha conquistato due stelle Michelin. Scendiamo a Roma dove, neanche a dirlo, c’è il regno di Sua Maestà Heinz Beck, il cuoco bavarese che dal 1994 è alla guida della Pergola, dove nel 2005 ha conquistato le tre stelle. Sempre a Roma, però, accanto ai nomi altisonanti, scalpitano le nuove e nuovissime leve, pronti a grandi sacrifici per poter scalare le classifiche. É il caso del colombiano Roy Caceres, un gigante buono della cucina che col suo Metamorfosi sta riscuotendo parecchio consenso nel pubblico romano.

image Georges Cogny

image Annie Feolde

image Philippe Lèveillè

image Heinz Beck

image Roy Caceres

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Categorie: Notizie

Autore:Claudia Nardi

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