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Metti una sera all’UMU: “Robi! A pranzo tieniti leggera che stasera ti porto in uno dei ristoranti “fusion” più blasonati della Gran Bretagna”

Robi. a pranzo tieniti leggera che stasera ti porto in uno dei ristoranti “fusion” più blasonati della Gran Bretagna”. Avendo delle forti agevolazioni sul carissimo “UMU restaurant London” nel cuore dell’aurea area di My Fair non ho saputo resistere. Premetto che questo gioiello è uno dei miei “fratellastri” perché figlio dello stesso proprietario della catena del ristorante dove cucino ormai da qualche tempo. Arrivando in cab mi accorgo subito il rischio che avrebbe corso la mia carta di credito quel martedì sera.

 

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Ci accolgono bene, con un anglogiapponese incomprensibile. Mi sento già un idiota. Ci accompagnano al tavolo, ci offrono una bollicina francese e fanno di tutto per metterci a nostro agio. Diamo uno sguardo alla lista dei sakè, sfogliamo il “sacro libro dei vini” e ci orientiamo sulla zona del mondo in cui ci sono i “terroir” più interessanti. Trovato: Pecorino di Pasetti, colline Teatine. Portiamo la sterlina in Abruzzo, penso ad alta voce, non si sa mai nella vita. Scegliamo il testing 9 corse. Al primo starter chiedo se si trattasse di “amuse bouche”, ma questa volta sono loro a far finta di non capire. Cotture perfette , fritture impeccabili, crunch, ciak, gulp, crock, slurp… arriva la quinta portata. un fungo. La sesta ce la presentano come: “ Sir, Madam… la main course!” Basito guardo il cucchiaino dove sedeva un dado da gioco di terrina di foi gras e radici selvatiche. Molto interessante… ma comincio a preoccuparmi per il mio stomaco. Magari ci sorprendono! Brodi, brodini equilibri eccellenti, pesce freschissimo, pescato probabilmente la notte stessa da Sampei in persona. Arriva il dessert. Non ci credo. Gelato allo zenzero con semifreddo di pepe bianco. Mangio, chiedo il conto e… se c’è un Burgher King in zona. Mi spiegano che la tradizione giapponese impone di mangiare solo lo stretto necessario alla sopravvivenza e che il commensale, a fine pasto, abitualmente pone una pietra calda sullo stomaco per simulare il senso di sazietà. Io, Avrei mangiato anche quella. Scherzo un pò con lo staff italiano, visto che il vino a stomaco vuoto era salito più del dovuto. Nel frattempo loro per simpatia ci offrono finalmente un amaro e un misero miserabile petit four.

 

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Pago il mio, (nonostante tutto) salatissimo conto. Penso una verità banale ma assoluta per un uomo di cucina come me. Mi dispiace non poter salvare la categoria “Michelin” questa volta… ma sono convinto che… pur studiando menu deliranti, pur cucinando tutto quello che il cervello ti permette di esprimere fuori dagli schemi, pur creando piatti impensabili con tecniche solo e meravigliosamente tue… se un ospite varca la soglia con l’appetito, dopo un percorso enogastronomico con te, nel tuo ristorante…signori miei, YOU LOSE.

Guido Pappi per Cento Presine

 

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Categorie: Notizie

Autore:Claudia Nardi

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