Andrea Golino, chef e conduttore del Gambero Rosso Channel

 

Nato a Roma il 6 Gennaio 1969, Andrea Golino mostra la sua passione per la cucina e il cibo fin da piccolo iniziando all’età di 6 anni a preparare la colazione ai suoi genitori.
Dopo essersi laureato in storia e letteratura del cinema, inizia la carriera di attore e conduttore tv senza mai scordare il mondo del Food, tanto da unire le due passioni e diventare il primo personal chef a Roma.
Collabora con il Gambero Rosso Channel, canale 411 di Sky, con il programma “Personal Chef” e adesso è pronto per due nuovi programmi: lo speciale “I viaggi del Gambero Rosso, Sud Africa ” e il nuovo programma dedicato ai bambini “Gamberetto”, con la partecipazione di Francesca Barberini alla conduzione.

Chi è Andrea Golino? Attore, chef, conduttore?

Andrea Golino è uno che conosce se stesso molto bene e che fa il personal chef. Questa è la presentazione ufficiale. Poi ho numerosi interessi, prima di tutto il cinema, quindi vedere film, oltre che farli, ma quella era un’altra vita. Inoltre, quando capita, amo recitare, mettermi nei panni di un conduttore. Quella si, è la prima passione e non si scorda mai.

Che ricordi hai Andrea dei momenti trascorsi in cucina quando eri più piccolo?
Ne ho tantissimi. Fanno parte di tutto il percorso che ha formato il mio palato e che mi ha portato ad essere quello che sono oggi. Tanti casi, tante prime volte, tanti amori a partire dalla piadina, mia madre è emiliano romagnola. Ho passato la maggior parte delle mie estati a Rimini, venendo a contatto con una realtà gastronomica ricchissima, e avendo un padre napoletano ed essendo cresciuto a Roma ho potuto spaziare. Infatti, la mia identità in cucina oggi è regionale, cioè un’identità fatta di tante realtà regionali.

Come sei arrivato ad essere chef?
Mangiando. Sono diventato chef o personal chef – sai chef è un termine abusato ed è un titolo di cui si possono fregiare a male pena 30 persone in Italia. Dicevo, sono diventato un personal chef, o un cuoco, o un cuciniere o uno che ama il cibo proprio per passione perché ho messo insieme un grande palato, tanta esperienza come mangiatore e poi una tecnica che ho appreso studiando e rubando, anche se alla fine sono un autodidatta. Io mi sono sempre ispirato a modelli altissimi però facendo poi da solo, perché sono un po’ intollerante alla disciplina e poi quando ho cominciato a farlo professionalmente ero già grande. Ho scoperto me stesso tardi e ho capito quali erano le mie potenzialità e ora le sto sfruttando al massimo. Infatti, in relativamente poco tempo sono arrivato a essere dove sono. Ho avuto la fortuna di viaggiare in tutto il mondo: in India, in Tailandia, in Sud Africa, dove sono venuto a contattato con le cucine di tutto il mondo. Ho visto tante tecniche diverse, assaggiato tanti gusti diversi. Anche se, alla fine, la cucina è uguale in tutto il mondo. Viaggiando, trovi incredibili coincidenze, dal punto di vista antropologico, tra le cucine orientali e quelle mediterranee. I flussi dei popoli hanno lasciato sempre in ogni paese qualcosa della loro etnia e, quindi, anche della loro cucina.

Chef a domicilio: è stata una tua idea? Credi che possa diventare una moda anche in Italia?
Il personal chef è stata una mia idea. Sono stato il primo a Roma nel 2000 a importarlo, ricordandomi di un amico dei miei genitori, un nobile napoletano simpaticissimo che preparava dei pranzi per gli amici: si presentava in giacca e cravatta, si tirava su le maniche della camicia, arrivava con la spesa, preparava e se ne andava. A trent’anni facevo già tv, un settore a mio parere dove la meritocrazia non esiste, e mi sono detto: qual è la cosa che so fare meglio, qual è il settore meritocratico in Italia? E ho pensato: in effetti, se io entro in un ristorante e mangio male non ci torno. Ecco! La cucina! In effetti, io cucino da quando avevo 8 anni. L’incoscienza e il coraggio di fare quel salto, cioè di intraprendere da zero professionalmente quel lavoro di personal chef, oggi mi ha premiato.

Per quale motivo voi cuochi recentemente siete diventati dei personaggi? È merito solo della Tv?
Sicuramente c’è una sovraesposizione in televisione del mondo della cucina. Come si può ben capire, non riguarda solo il mondo della cucina perché la cucina è un pretesto per rappresentare il sangue. Mi spiego: un contest, una competizione dove viene rappresentata l’arena, quello non è cucina. Mi colpì molto la frase di un produttore televisivo che mi disse: “Non mi piace mangiare, odio la cucina in televisione ma guardo sempre più spesso questi programmi di cucina (per lui) perché c’è il sangue”. Quelli non sono programmi di cucina, sono competizioni in cui la gente viene giudicata per i suoi meriti e demeriti. Vedi Master Chef, Top Chef.

Che cosa ne pensi dei tuoi colleghi chef in tv? E di Gordon Ramsay?
Per me Ramsay è un mito, è un grandissimo imprenditore della cucina, non a caso è uno degli chef che guadagna di più al mondo. È un grandissimo insegnante, guardando i suoi programmi capisci tanti precetti base della cucina che nessuno spiega in maniera certo così colorita, anche attraverso l’utilizzo del turpiloquio, ma che in televisione è all’ordine del giorno e non ci si fa nemmeno più caso, almeno Ramsay ne fa un’arma senza dare troppo fastidio, perché ha un senso quando lo usa. La comunicazione in cucina è fondamentale e lui questo lo sa e infatti insiste moltissimo su questo aspetto. La comunicazione, insieme ad altri, è uno dei precetti base che pochissimi osservano. Gordon è sicuramente un leader che sa delegare, ha coraggio di rischiare e, in più, è anche simpatico. In televisione, infatti, funziona alla grande.

Se dovessi riassumere lo stile, la filosofia della tua cucina?
Più che di stile, nel mio caso, parlerei di identità. Sicuramente la mia identità in cucina è regionale italiana e che interpreto, soprattutto, quando faccio le cene a domicilio in miniatura. I miei buffet sono sempre costituiti da 10/12 portate finger. I miei piatti simbolo sono i biscotti cacio e pepe, i noodles alla carbonara, il mac matrix, un mini burger all’amatriciana, questo per quanto riguarda la mia romanità. Ma poi c’è la caponatina siciliana con gocce di cioccolato, la pappa al pomodoro con croccante di pasta fillo, i piccoli canederli. Spaziamo dal Trentino fino alla Sicilia passando per le mie radici.

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